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Lettera agli studenti 2011
In occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia
Carissimi,
è un po’ di tempo che non prendo più carta e penna per scriverVi. Stavolta, però, mi sono lasciato convincere da più di qualche motivo.
Innanzitutto vorrei dirVi: “Grazie!”. Da poco ho terminato la Visita Pastorale in tutte le Parrocchie della Diocesi e in tutti i nostri Comuni. Ho iniziato nel febbraio 2008 per concludere ai primi di febbraio u.s. E tra gli incontri più belli, significativi e interessanti di questi tre anni sicuramente devo collocare quelli che ho avuto con Voi nelle Scuole di ogni ordine e grado. Grazie di cuore: per come mi avete accolto, per la Vostra simpatica attenzione, per l’intelligenza delle Vostre domande, per la sincerità del Vostro tratto, per l’affetto che, spesso, ho visto trasparite dai Vostri volti. Vorrei, inoltre, che Vi faceste latori dei miei sentimenti di riconoscenza nei riguardi dei Vostri Dirigenti, degli Insegnanti e degli altri Operatori scolastici per l’amabilità e la gentilezza con cui hanno favorito i nostri incontri. Più di una volta, con i più grandi di Voi, ho avuto modo di fermarmi sul difficile momento che attraversa il nostro Paese. Stiamo celebrando il 150° Anniversario della sua unità.
L’Italia è un paese da amare! Soprattutto oggi abbiamo l’occasione di apprezzare ulteriormente la fortuna di viverci, di stimare come sia straordinario far parte di un popolo e di una nazione per il bene della quale tante persone hanno sperato, sofferto, lottato, non di rado dando la propria vita. Checché se ne dica, la Scuola rimane per me un punto-forza irrinunciabile per la rinascita e la crescita della nostra gente in quanto, tra le altre ricchezze, è in possesso di un tesoro e di un corroborante fondamentale per ogni viaggio, soprattutto per quello educativo: la relazione personale. Il rapporto personale tra Voi ragazzi e giovani, tra Voi e gli Insegnanti, è l’elisir contro ogni invecchiamento precoce, l’assicurazione contro ogni “blocco” educativo e ogni “infortunio” nella crescita. A condizione che lo si coltivi. Nella Scuola italiana c’è un capitale di vita e di umanità che sarebbe “temerario” sottovalutare o trascurare.
Oltre al grazie, allora, mi permetto di rivolgerVi un invito. Ad amare il nostro Paese, raccogliendo con sensibilità e delicatezza l’impegno e il sacrificio di tutti coloro che, in passato, si sono studiati di consegnarci una Nazione libera, sicura, composta, in grado di camminare a testa alta nel consesso selle altre Nazioni, e, prima di tutto, in Europa. AffezionateVi sempre di più ai luoghi in cui passate la Vostra giornata, a cominciare dalla Famiglia, dall’Istituto che frequentate, dalla Comunità cristiana, rifiutando in maniera decisa la sindrome dei Telegiornali (che ci fanno vedere solo "il nero" del mondo). Tutti i giorni, invece, c’è tanta gente che fa il proprio dovere onestamente, semplicemente, senza andare sui giornali. Provate a cambiare la qualità della vita con le minuscole scelte di ogni giorno, con una sorta di sapienza del quotidiano, coltivando i rapporti umani, non cedendo al demone della litigiosità e della prevaricazione sugli altri, riannodando con le persone più difficili.
Cercate, infine, di guardare sempre ad adulti significativi, positivi nel loro sguardo alla realtà, contenti della loro vita. Sicuramente non faranno difetto al Vostro cammino di crescita. E buon lavoro …
“Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. Chiudo con questo detto che trovo ricco di tanta saggezza. A tutti Voi l’augurio cordiale di calcolare di più “la foresta che cresce”, ma, soprattutto, di abitarla e di farne parte in maniera stabile e decisa.
Buon lavoro per il prosieguo del Vostro Anno formativo e Buon Pasqua
Anagni, 17 marzo 2011
150° Anniversario dell’Unità d’Italia
+ il Vostro Vescovo Lorenzo